di Maria Rosaria D’Amico

Nei giorni scorsi si avvertiva nell’aria un gran fermento per l’avvicinarsi di un incontro che si sarebbe tenuto tra noi genitori, accompagnati dai nostri bimbi frequentanti la prima classe, e le suore. Pertanto domenica, 6 novembre, ci siamo ritrovati presso la Parrocchia di Santa Maria dell’Agnena in Vitulazio e abbiamo piacevolmente scoperto che oltre a suor Michela, suor Silvia e la maestra Fausta, insegnanti dei nostri figli, c’era anche suor Irene, ovvero la suora che li ha accompagnati nei precedenti anni della materna, nonché suor Monìca. La giornata si presentava uggiosa a causa della pioggia, ma forse proprio quella pioggia ci ha “costretto” a stare tutti insieme, al coperto, senza possibilità di allontanarci e quindi permettendo di conoscerci meglio. Ma iniziamo per gradi. Dopo aver ascoltato la Santa Messa partecipando all’Eucarestia, suor Michela ci ha riuniti all’interno di una grande sala per un momento di riflessione, dandoci consigli, in virtù della propria esperienza di educatrice, su come affrontare al meglio il nostro ruolo di genitori ed evidenziando gli errori che molto spesso commettiamo. Uno su tutti la convinzione che accontentando i nostri figli sempre, assecondando ogni loro richiesta, loro si sentano amati e crescano felici. In realtà abbiamo solo illuso noi stessi, abbiamo scelto la via più comoda perché è molto più semplice accontentarli che sedersi e ascoltarli. È molto più semplice comprare giochi nuovi ogni giorno piuttosto che regalare loro il nostro tempo. È molto più facile dire ”devi essere il migliore” piuttosto che dire “sii te stesso” “oppure “gioca con questo bambino e non con quell’altro”, in virtù di una nostra personale antipatia/simpatia verso il genitore, piuttosto che dire “comportati bene e sii amico di tutti”. Le sue riflessioni, così forti ma comunicate in modo tanto sereno, mi hanno spinta pertanto a fare un’analisi dentro di me, cercando di comprendere come crescere sanamente mia figlia, trasmettendole valori e alimentando il suo cuore di principi sani e solidi. I nostri bimbi ci guardano, ci imitano e noi non possiamo pensare di imputare ad altri un comportamento, ad esempio, violento di nostro figlio: è la nostra violenza a renderli tali, è la nostra insensibilità o poca attenzione a renderli incapaci di aiutare il più debole, è la nostra altezzosità a renderli arroganti. Dopo questo momento ricco di spunti per un’accurata riflessione, ci siamo recati nella sala del pranzo, dove abbiamo ritrovato i nostri bimbi intenti a divertirsi e dove ognuno di noi, spontaneamente, ha iniziato a fare qualcosa per l’altro: apparecchiare, sistemare, porzionare il cibo, servire e qualcuno lodevolmente ha anche pranzato in piedi per dare posto ad altre persone, il tutto in clima festoso e armonioso, di condivisione. Quindi forse senza volerlo e senza nemmeno rifletterci ognuno di noi ha donato qualcosa all’altro. Pertanto, poiché si dice spesso che la mela non cade mai lontana dall’albero, questa giornata mi ha riconfermato nuovamente che siamo tutti noi buoni alberi da frutto. Lo sguardo gioioso dei nostri figli, il loro piacere di stare insieme, la serenità sui loro volti, ha contributo a rendere questa giornata ancora più bella ed indimenticabile.